Dopo un taglio ricucire è l'unica cosa da fare
Le storie raccolte da Amref Italia su cosa accade in Etiopia e Malawi dopo la chiusura di USAID
Bentrovate/i, questo è un numero speciale di Stati di salute, in collaborazione con Amref Italia. Ha una struttura differente dal solito (ho anche rimosso il paywall) e i contenuti sono testimonianze raccolte dalla squadra di Amref.
Sono più che contenta di poter fare da mediatrice tra voi e loro; le storie ne valgono assolutamente la pena e anche se non sono stata io direttamente a raccoglierle, mi offro come volontaria per aiutare voi che leggete a contestualizzarle e ad aggiungere qualche dettaglio di scenario. Poi, appena possibile andrò sul campo io stessa, spero presto.
Allora, iniziamo.
Intro. Che cos’era USAID e cosa è successo: un riassunto
Facciamo un punto della situazione prima di iniziare a presentarvi le storie di questo numero.
La USAID era l’agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Gli Stati Uniti prima dell’avvento di Trump sono stati i principali finanziatori di questo tipo di programmi, con ricadute dirette o indirette sulla salute globale. Con dirette o indirette intendo questo (la dico in modo sintetico): non migliorano la salute delle persone solo le iniziative che se ne occupano direttamente, per esempio aprire un ambulatorio o fornire test diagnostici, ma anche quelle che, per esempio, aiutano le donne a ottenere una propria indipendenza economica perché potranno avere più accesso a prevenzione e cure, per dirne una. E il ragionamento generale vale tanto in Etiopia quanto in Campania o in Veneto.
Ma torniamo ai tagli dell’agenzia USAID: poco più di un anno fa, l’amministrazione Trump II appena si è insediata ha deciso di smantellarla (vi risparmio le frasi di Elon Musk a riguardo, potete trovarle sul web se ne avete voglia). La strategia degli Stati Uniti di salute globale è completamente cambiata e questo genere di tagli fa parte di un quadro più ampio.
👩🏻💻 Vi lascio qui un’analisi che ho scritto per ISPI:
Qual è la situazione? Nel 2025 sono stati tagliati solo dagli Stati Uniti complessivamente 9,4 miliardi di dollari destinati allo sviluppo e alla salute globale, dall’Ucraina al Bangladesh. Dico “solo dagli Stati Uniti” perché anche diversi paesi europei hanno rivisto al ribasso i loro budget per lo sviluppo internazionale e la salute globale.
Sul numero di persone che nel prossimo futuro potrebbero perdere la vita a causa di questa tendenza al disimpegno ho dedicato uno degli ultimi numeri di Stati di salute. 👇
L’Africa è il continente più colpito dagli effetti di questo rapido crollo della USAID.
“Dall’inizio del 2025 stiamo assistendo a trasformazioni profonde nel modo in cui l’assistenza allo sviluppo viene finanziata e distribuita. Governi, donatori e filantropi stanno rivedendo le loro priorità e, in alcuni casi, cambiando radicalmente i loro modelli di sostegno. In Amref Health Africa vediamo ogni giorno cosa significa questa incertezza. Le persone che vivono con HIV o tubercolosi faticano ad accedere ai farmaci. I progressi ottenuti contro le malattie prevenibili con i vaccini vengono messi in discussione. E i focolai di malattie infettive continuano a ricordarci quanto la sicurezza sanitaria globale sia fragile”.
Githinji Gitahi, Direttore Globale di Amref Health Africa
La sezione italiana di Amref, organizzazione che si occupa proprio di migliorare l’accesso alla salute sul territorio africano, è andata in Malawi e Etiopia per verificare che cosa sta accadendo.
In Etiopia una via d’uscita dai tagli è continuare a puntare sui prestiti ai giovani
Un primo esempio pratico di cosa ha significato chiudere USAID arriva da questo paese, nel quale è stato cancellato tra le altre cose un programma che prevedeva 88 punti di erogazione di servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva. E non sono stati colpiti solo i programmi che interessano la salute in modo diretto: un altro programma che riguardava gli aiuti allo sviluppo per i giovani è stato ridotto di oltre il 90%.
Ma in qualche modo si riesce ad adattarsi ai tagli e a ripartire, come mostrano le storie legate a Kefeta Youth SACCO, la cooperativa di risparmio e credito sostenuta da Amref e guidata da giovani, che nonostante le grosse difficoltà dell’ultimo anno continua a essere operativa.



Nelle foto sono ritratte (da sinistra a destra) Beta Ade, 27 anni, laureata in ostetricia che ha aperto un asilo nido nella zona a sud di Addis Abeba; Tsion Gebreheywot, 23 anni, che gestisce una piccola sartoria nella cittadina di Galan; Tsion Sertse, 25 anni, proprietaria di Colon Coffee, una caffetteria nella capitale etiope. In tutti e tre i casi le loro attività sono state finanziate con il programma di credito Kefeta, ma i tagli USAID hanno avuto un impatto sulle loro richieste di ulteriori finanziamenti per far crescere le loro imprese. «Ho fatto richiesta per un altro prestito, ma mi hanno detto che c’è una lista d’attesa», racconta la prima ad Amref.
Come è possibile che il programma di prestiti ai giovani non chiuda del tutto, con quasi il 90% dei finanziamenti in meno? Come spiegato dall’organizzazione, “i tagli hanno ridotto scala e velocità, ma non hanno cancellato ciò che è stato costruito per durare”, cioè “strumenti che continuano a generare opportunità, lavoro e autonomia”.
In Malawi è stato cancellato un intervento per ridurre la mortalità materna e infantile
“Il problema principale ora è che abbiamo smesso di fare servizi integrati sul territorio. L’ospedale più vicino è a circa 31 km: per una donna incinta o un bambino malato è una distanza enorme.”
Fanizo David Simenti, operatore sanitario nel distretto di Kasungu, in Malawi
Nonostante secondo l’OMS ci sia stato un miglioramento negli ultimi anni, il Malawi è uno di quei paesi nei quali i tassi di mortalità materna e di mortalità per i bambini al di sotto dei 5 anni di età sono ancora molto elevati.
📊 Vi lascio qui i dati, direttamente dal sito dell’OMS → Link
In questo contesto è stato cancellato del tutto un intervento da 28 milioni di dollari, finanziato da USAID e realizzato da Amref. Quest’ultima spiega che “si tratta del programma MOMENTUM Tikweze Umoyo, nato per ridurre morti e malattie tra madri e bambini in cinque distretti del Paese, rafforzare i servizi sanitari di base e migliorare il collegamento tra comunità e sistema sanitario”.



Il Malawi è uno dei paesi che ha firmato recentemente uno degli accordi sanitari bilaterali proposti dall’amministrazione Trump II, di cui ho parlato anche in un numero della newsletter Africanismi.
“Il punto, infatti, non è solo “chi firma” ma cosa succede “sul campo” quando un cambio di modello produce interruzioni improvvise: vaccinazioni sospese o irregolari, counselling HIV che sparisce dai punti più periferici, aumento di gravidanze non pianificate, bambini malnutriti che non ricevono supporto in tempo”, evidenzia Amref.
Outro. Siamo entrati nella fase di visible mending della salute globale
Se la metafora sartoriale dei tagli regge, da appassionata quale sono di taglio, cucito, uncinetto e ferri, mi viene in mente come rimedio necessario alla situazione attuale il visible mending. Si tratta di una tendenza che il mio algoritmo di Instagram mi sta proponendo inesorabilmente: rammendare i propri capi strappati, bucati, rovinati con delle cuciture colorate e ben visibili, che finiscono per riportarli a una vita nuova, sebbene diversa dalla precedente.
Chi opera sul campo come Amref ai tagli può provare a rispondere con il visible mending delle proprie capacità di organizzazione, come raccontato dall’esempio del programma di prestiti in Etiopia.
Quando ormai lo strappo c’è stato, conta solo con quale filo ricucire. Anche perché in gioco c’è la salute di tutti, come sottolinea la direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti:
“L’Africa è centrale per la salute globale. Indebolire la cooperazione sanitaria nel continente africano significa aumentare la vulnerabilità di tutti. Sistemi sanitari fragili, mancanza di prevenzione e cooperazione insufficiente possono trasformare problemi locali in emergenze globali”
👩🏻💻 Una lettura per approfondire: One Year Post-USAID, Global Health Funding Stuck in Limbo - Think Global Health
Lavorare nei media significa mediare tra i fatti e il pubblico o, come in questo caso, tra il lavoro di chi è sul campo e voi.
Se vi interessano i temi della salute pubblica e globale, siete nel posto giusto: non conosco altre newsletter simili, che trattano la salute in termini politici e sociali.
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Questa newsletter è stata scritta ascoltando i Sigur Rós fino a un certo punto, poi (non me ne vogliate, amanti delle atmosfere ovattate!) mi stavo davvero addormentando e ho messo STRESS TEST dei French Police.
Ecumenicamente ho aggiunto alla playlist un brano per ciascun gruppo, anche se i secondi fanno decisamente più al mio caso. Vi abbraccio, e buon fine settimana se leggete questa mail di sabato. 🫀🧠🫶




